Da un antica e ancora florida parabola, ci arriva un insegnamento universale
Quella che ti vorrei proporre nell’articolo di oggi è una analisi interessante dei significati racchiusi nella “Parabola dei Talenti” del Vangelo secondo Matteo e riproposta in maniera simile nel Vangelo di Luca con il nome di “La Parabola delle Mine”.
Ho deciso di farlo dato che sono convinta che nelle sacre scritture siano nascosti importanti significati e messaggi che, purtroppo, molto spesso nel corso della storia sono stati travisati in modo inconsapevole.
Quindi rimani attaccato alla sedia perché quello che ti sto per dire ti darà degli stimoli e degli input che potrebbero avere una grande influenza sulla tua futura vita e della tua famiglia.
Iniziamo con il testo della parabola, il significato e la spiegazione!
Il testo originale della “Parabola dei Talenti”:
Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.
A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì.
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.
Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
La parabola continua:
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro.
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo:
Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto.
Ecco l’ultimo servo:
Venuto, infine, colui che aveva ricevuto un solo talento, disse:
Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra; ecco qui il tuo.
Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse.
Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha dieci talenti.
Conclusione e morale:
Perché a chiunque ha, sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre: là sarà pianto e stridore di denti” (Mt 25,14-30; cfr. Lc 19,12-27)
Bene, ora vediamo il significato della parabola dei talenti e quello che possiamo apprendere
Questa parabola narra di un ricco signore che prima di partire per un viaggio decide di consegnare ai suoi servi i propri averi e le proprie ricchezze, chiedendogli di amministrarle.
Al ritorno del viaggio egli verificherà che i risultati ottenuti dai servi sono differenti, e questi risultati rappresentano i vari atteggiamenti che le persone hanno nei confronti dei doni che la vita ci fa.
Nella parabola si pone l’attenzione sul concetto della proprietà, che è un una cosa molto effimera e ci porta a dare per scontate tante situazione, quando alla fine tutto quello che possediamo non è veramente nostro e sparirà nel momento della morte, noi lo stiamo semplicemente amministrando e gestendo al meglio.
Il primo messaggio sul quale viene posta l’attenzione è quello di non dare niente per scontato nella vita, di godere al massimo di tutto ciò che ci viene dato, accettarlo e valorizzarlo più che possiamo secondo le nostre abilità e conoscenze.
Viene data importanza all’atteggiamento costruttivo e sulle azioni che abbiamo svolto per valorizzare ciò che ci è stato donato.
Qui vengono punite e condannate l’assenza di azione e la pigrizia, che hanno caratterizzato un servitore e certe persone che decidono semplicemente di non vivere.
Se siamo preparati ed allenati a ricevere tutti i doni che ci vengono fatti, questi arriveranno a noi, non ci sfuggiranno dalle mani e non andranno dritti da chi saprà accoglierli a braccia aperte.
Non a caso spesso le persone che hanno poco, avranno sempre meno e le persone che si dice essere fortunate o che hanno molto, avranno sempre di più.
Spesso in chi legge o ascolta questa parabola il primo pensiero che sorge, è quello di ingiustizia e iniquità, da parte del signore che decide di non consegnare a tutti le stesse ricchezze.
Niente di più falso.
E’ una cosa un po’ automatica che abbiamo noi esseri umani,
invece di concentrarci su quello che abbiamo ricevuto ed esserne grati, ci focalizziamo sul fare un confronto su quello che hanno o non hanno ricevuto le altre persone.
Questo comportamento produce un atteggiamento di invidia, che ci porta ad eseguire azioni poco proficue, basate su quello che hanno o fanno gli altri, invece di valorizzare noi e il nostro dono in modo da farlo crescere sempre più.
Consideriamo comunque che, anche il servo con un solo talento (un’antica unità di misura), aveva ricevuto un gruzzoletto che corrispondeva a circa di 30 chilogrammi d’oro e allo stipendio di un legionario di circa 16 anni.
Per cui stiamo parlando anche qui di un grande valore.
Nella vita i doni non ci vengono distribuiti in maniera uniforme, ma in base a quanto sappiamo ricevere, farne tesoro, averne cura, valorizzarli e farli rendere al massimo.
Solamente crescendo noi come persone, nelle nostre qualità etiche, organizzative e mentali, nelle nostre conoscenze e nel nostro impegno riusciremo ad ottenere i frutti migliori.
Ad ognuno di noi viene dato a seconda delle proprie abilità. Un semplice esempio: è un caso che i migliori piloti abbiano le auto più veloci? O i migliori allenatori siano alla guida delle squadre più importanti?
Le risorse hanno lo scopo di essere rimesse in circolo
Un altro insegnamento fondamentale di questa parabola riguarda l’effimera sicurezza che ci può fornire il riporre grande fiducia nella materia, l’accumulare risorse per noi stessi senza una visione più estesa.
La natura in questo è maestra. Se ci fermiamo ad osservarla possiamo notare come tutto ciò che fa è finalizzato ad acquisire la maggior parte di risorse, di energie, senza tenerle a se avidamente. Ma con lo scopo di rimetterle in circolo, di offrire bellezza e armonia all’ambiente.
Prendiamo un seme. Lui è vivo, è stracolmo di energie e di potenziale. È evidente, se prendiamo un minuscolo seme di pomodoro, e guardiamo la pianta in frutto dopo alcuni mesi, tale capacità è sbalorditiva.
Come agisce il piccolo seme?
Il suo intento iniziale è prendere e portare a se la maggior parte di micronutrienti che trova nel terreno, minerali, elementi fertilizzanti, acqua, microelementi, li vorrebbe tutti per se, deve nascere, deve crescere, deve svilupparsi.
È smanioso di avere tutte questo risorse. Ma il suo fine è nobile.
Dopo aver accumulato il più possibile ecco che arriva la fase in cui dona, in cui rimette in circolo tutto quello che prende dal terreno e dall’esterno, trasforma gli elementi dell’aria in un continuo scambio per nutrire i batteri del terreno e prendere altri nutrimenti.
Ecco che tutti gli sforzi iniziano a portare benefici per l’intero ambiente, dei succosi frutti, che possono essere pomodori o zucchini, sono pronti per essere gustati dall’umano che si è preso cura della piantina o, se è nato in natura, da animali.
Le risorse sono un energia che dobbiamo rimettere in circolo, se puntiamo ad accumulare per paura di rimanere senza niente, ecco che stiamo sottraendo dell’energia al nostro ambiente. Stiamo mettendo il talento sotto il terreno? O stiamo ridando alla comunità il nostro sapere, le risorse extra in maniera tale da migliorare il contesto in cui viviamo?
L’accumulo di risorse materiali è come il ristagno d’acqua nelle piante… E se il ciclo di accumulo supera la restituzione possono sopraggiungere problemi, proprio come la troppa acqua per pianta.
Se confidiamo in esse, se riponiamo in loro la nostra totale fiducia ecco che se sopraggiungono crisi economiche improvvise, furti o gravi danneggiamenti di proprietà fisiche ci sentiamo persi. Ovvio che lo sconforto è normale se capita una situazione del genere, ma se riponiamo le nostre certezze nella spiritualità invece che nella materia, sappiamo che essa è assoluta, eterna, intaccabile a differenza della fragilità e debolezza della materia.
Ecco che la parabola ci invita a usare le nostre abilità e le nostre risorse per crearne altre e di migliori a beneficio della nostra comunità. Di espandere la civiltà che ereditiamo, di impegnarci non solo per il nostro benessere materiale, per la nostra sicurezza economica, per garantirci la possibilità di divertirci facendo ciò che ci piace, ma pensando al servizio, all’utilità delle azioni in cui ci dedichiamo le nostre energie.
Che cosa significa tutto questo?
Noi dobbiamo prendere e usare risorse per offrire un servizio al mondo. Le piante ci insegnano. Afferrano anidride carbonica dall’ambiente e in maniera totalmente efficiente la trasformano in ossigeno permettendo la vita sulla terra di molte specie, compresa la nostra.
Dalle basi che noi mettiamo e formiamo, dipende quello che riceviamo.
Come i servi della parabola, molte persone preferiscono non agire, non sviluppare le proprie capacità e quelle degli altri. Magari non si agisce per paura, per convinzione di non esserne capace o perché non si riconoscere il valore dei doni che ci vengono donati.
Questo porta tali persone a sviluppare una personalità differente da quello che sono realmente e distante dalla propria natura.
Diventano persone manipolabili che non riuscendo a valorizzare le proprie abilità, ne cercano sempre di nuove all’esterno di loro, e questo comporterà miseria interiore che si rifletterà in povertà materiale esterna.
Nessuno pretende da noi chissà quali gesti grandiosi, ma nemmeno la mancanza di azione nei confronti dei doni, nella parabola il Banchiere rappresenta l’attività minima e l’investimento più sicuro che ognuno di noi sarebbe in grado di fare.
Il miglior investimento che possiamo fare è valorizzare tutto ciò che abbiamo e i doni che ci vengono fatti. Se non lo faremo questi torneranno indietro e andranno da chi saprà accoglierli.
Se sapremo concentrarci e focalizzare le energie su quello che abbiamo senza lamentarci, avremo sempre di più.
Conclusioni
In questo articolo abbiamo analizzato la parabola dei talenti e i suoi possibili significati, si potrebbero fare altre analisi e considerazioni a più livelli. Ti invito ad esplorarle e magari commentare qui sotto. ù
In questa disamina non ho volutamente fatto riferimento a casi specifici, e quindi si possono adattare alle situazioni di ogni giorno, con i doni che possono essere una metafora di risorse materiali, spirituali, di abilità innate, o anche dei nostri figli.
Tutto ciò che hai letto sono situazioni che si possono sviluppare all’interno della famiglia, della scuola, con gli amici, con i parenti e nella comunità.
Con l’intento tu possa adattare e plasmare il più possibile i vari messaggi qui presenti alla tua realtà.
Sicuramente il dono più grande e incredibile che possiamo ricevere è un figlio, due persone che insieme, con tutti i loro limiti e problemi, riescono a creare una vita che non c’era, a generarla, se uno si ferma a pensarci, quanto siamo simili a Dio in questi momenti?
- E tu come ti stai comportando con questo dono che ti è stato fatto?
- Stai dando l’impegno che merita, tutto l’amore e il valore che puoi?
- Oppure lo sminuisci, lo paragoni, avresti voluto avere altro e non riesci a goderti la vita che vorresti con tuo figlio, che poi ne paga le conseguenze peggiori?
Quando un giorno ci sarà un giudizio finale e ci metterà di fronte alle opportunità che ci sono state donate e dovremo rendere conto di: come ci siamo comportati, quanto le abbiamo apprezzate e valorizzate e quanto siamo stati capaci di affrontare in maniera costruttiva ogni situazione che ci si è presentata,
Davanti a tutto questo che cosa risponderemo?
Credo che molti di noi resterebbero stupiti nel constatare come potrebbero essere valutate positivamente certe persone, che ai nostri occhi magari stiamo giudicando negativamente, e il motivo, risiede nel fatto che il nostro giudizio è il risultato del filtro con il quale guardiamo il mondo, delle nostre esperienze e della povertà o dell’abbondanza con cui affrontiamo la vita.
Ciao alla prossima 🙂
Silvia


